Home
Attività
Staff
Salvamento
Fotogallery
Altri Mari
Protezione Civile
Monumento Caduti
8 Settembre
Cefalonia
Memoria Tricolore
Pietro Micca
Contatti
Link e Numeri Utili

Spedizione a Cefalonia (Grecia) "Una Acies"

 

 “U   N   A     A   C   I   E   S”

RICORDARE PER NON DIMENTICARE 

Prima Spedizione Subacquea Italiana

Isola di Cefalonia – Grecia

Relitto della Nave “ARDENA”

11-12-13-14 Agosto 2009

 

L’iniziativa di condurre una cosi importante e complessa Spedizione subacquea, nasce da eventi sviluppatesi durante gli ultimi anni, e sottolineati da affermazioni a dir poco scandalose dirette a coloro che hanno sacrificato la loro vita per l’onore di un valore “La patria”.

Dopo accurati studi e ricerche maturati dal 2006 , l’idea prende forma dopo aver letto delle affermazioni che a mio avviso lasciano un tantino sbalorditi, ovvero:

 I SOLDATI ITALIANI MASSACRATI A CEFALONIA ERANO TRADITORI, DA TRATTARE COME SAREBBERO STATI TRATTATI DEI DISERTORI TEDESCHI.

Con questa motivazione sconcertante,la Procura di Monaco di Baviera nell’anno 2007, ha deciso di archiviare il procedimento a carico dell’ex sottotenente

OTMAR MULHAUSER, morto nel Luglio del  2009 unico imputato della strage.

Da questo  prende vita, l’idea di rendere omaggio e Onore a quei soldati. 

 

Da subito  il nostro un gruppo di ricerca storica di relitti,prende di mira la tragica fine delle unità navali approntate dai Nazisti per il trasporto dei prigionieri italiani nei campi di sterminio.

NOTIZIE E RICERCHE STORICHE

·        Premessa

Dopo l’entrata in guerra dell’italia nel 1940 a fianco della Germania, Mussolini optò per l’espansione della ‘Gloriosa Nazione Italica” (come definiva il nostro Paese nella retorica fascista) nella penisola balcanica.

La sua idea era quella di conquistare la Grecia soprattutto per assicurarsi il dominio, economico e strategico, del Mediterraneo e affrontare così il nemico britannico ad armi pari.

La spedizione in Grecia però, non andò come previsto: l’esercito greco, più abile e preparato nelle azioni di guerriglia di montagna, ebbe più volte la meglio fino a quando le truppe tedesche non vennero in soccorso dell’esercito italiano, costringendo così alla resa i greci comandati dal generale Papagos.

Strategicamente molto importanti erano le isole di Corfù, Zante,  Cefalonia perché presidiavano l’accesso a Patrasso e al Golfo di Corinto.

La convivenza tra italiani e tedeschi sull’isola di Cefalonia fu buona fino all’8 settembre 1943 quando venne reso nolo che il governo italiano con a capo il maresciallo Badoglio, subentrato a Mussolini, firmò l’armistizio con Britannici, sovietici e statunitensi. Durante la notte un radiogramma del Gen. Carlo Vecchierelli (Com.te generale delle truppe in territorio greco) affermava che i rapporti tra tedeschi e italiani da quel momento cessavano di essere di alleanza e che i tedeschi erano ora da considerarsi come nemici.

Ma un secondo radiogramma, sempre di Vecchiarelli. sollecitava l’esercito a cedere le armi ai tedeschi e a lasciare gli avamposti presidiati.

Il Gen. Gandin, a capo della divisione Acqui, la più famosa tra quelle di stanza a Cefalonia, si trovava in una situazione ambigua:

com’era possibile lasciare le armi a coloro che erano ora considerati i nemici

andando così contro le decisioni del governo?

Egli cercò di temporeggiare di fronte alle tre opzioni:

1° combattere i tedeschi;

2° essere loro alleati;

cedere le armi.

Il punto 2 era in contrasto con il giuramento fatto al re, il punto 3 era disonorevole, restava solo il punto 1.

A risolvere il dilemma “italico” ci pensarono i tedeschi: alle 6 di mattina del 13 settembre due grosse moto zattere cariche di uomini e mezzi si presentarono nella baia di Argostoli.

Le batterie italiane aprirono il fuoco, una delle motozattere affondò e l’altra, con morti e feriti a bordo, si arrese.

Anche i semoventi tedeschi aprirono il fuoco contro le batterie italiane.

Gandin invitò tutti i soldati della divisione ad esprimere il loro parere sulle tre possibilità che l’esercito aveva.

La risposta fu unanime e quasi plebiscitaria: “Guerra al Tedesco!”

Contemporaneamente giungeva da Roma un radiogramma che invitava a prendere le anni contro i nemici.

La divisione aveva ora anche il totale appoggio da parte del governo.

Alle ore 12 il generale consegnò al comando tedesco la risposta definitiva:

cominciò cosi la battaglia di Cefalonia.

Faccio notare che la Acqui era composta da personale inesperto, come il 317° reggimento neo costituito e composto da richiamati; mentre i tedeschi del 966° erano criminali comuni ai quali era stato offerto l’arruolamento come alternativa al carcere.

I tedeschi, numericamente inferiori, fecero subito pervenire sull’isola nuovi battaglioni.

 Inoltre la precedente decisione di abbandonare le alture al centro dell’isola assunta da Gandin come segno pacificatore verso i tedeschi si trasformò in un cruciale svantaggio tattico in quanto, da quelle alture, si sarebbero potuti battere i punti di sbarco ostacolando pesantemente i rinforzi tedeschi.

Gli italiani ebbero la peggio, subendo continui bombardamenti aerei e aggressioni volte allo sterminio.

Dopo diversi giorni di combattimento, esaurite le munizioni per l’artiglieria, distrutti vari reparti della divisione come unità combattenti organizzate e cessate le comunicazioni con i reparti superstiti, senza nessun appoggio da parte degli alleati (Brindisi, allora nell’Italia occupata dagli alleati, con numerosi aerei a disposizione, dista circa 100 km), avendo subito perdite elevate, il generale Gandin decise di capitolare.

Era il 22 settembre, ma la resa non fermò l’efferatezza dell’ azione tedesca, dovuta alla considerazione degli italiani come Traditori.

Un pesantissimo rastrellamento portò alla morte migliaia di soldati, i cui corpi vennero gettati nei canaloni, nelle cisterne, dai ponti, ma più spesso dati alle fiamme.

Nell’ormai distrutta Argostoli vi erano circa 3000 superstiti italiani, che successivamente in date differenti e su differenti navi  furono caricati su: l’Ardena, l’Alma, e il Marguerita, tutte con destinazione Pireo da dove poter raggiungere poi i lager tedeschi.

Una prima nave, l’Ardena, il 28 settembre saltò in aria al largo del porto di  Argostoli, urtando accidentalmente (FORSE) una mina.

L’equipaggio tedesco si salvò, ma degli 840 italiani chiusi nelle stive, solo 120 scamparono all’annegamento.

Altre due navi urtarono contro le mine e affondarono causando la morte di circa 650 prigionieri.

Secondo la testimonianza del soldato Pasquale Acito, invece, 1200 italiani furono imbarcati sull’Alma per essere trasportati al Pireo.

Poco dopo la partenza si udì un’esplosione e un forte boato e la nave incominciò ad affondare nel mare mosso.

Acito e pochi altri si salvarono aggrappandosi alle tavole di legno che avevano precedentemente gettato in mare (la nave era adibita al trasporto di materiale edile), per essere poi ripescati da un idrovolante tedesco e messi in salvo su un barcone della Croce Rossa.. .ma sempre nei lager furono portati.

Anche su questi episodi non è ancora stata fatta luce completa, ma è accertato che i sopravissuti alle esplosioni furono mitragliati nelle stive, in cui erano rinchiusi,ed in mare mentre, a nuoto cercavano la salvezza.

 

 

La passeggeri greca «ARDENA»

è stata rinvenuta all’uscita

del golfo di Argostoli

 

Il 28 settembre 1943, la nave passeggeri greca «ARDENA» – venuta in possesso dei nazisti dopo uno scontro nel porto del Pireo e ribattezzata «Retta» - navigava dal porto di Argostoli diretta a Patrasso.

 

percorso storico

L'Ardena è una delle navi che affondarono durante il trasporto degli italiani fatti prigionieri dopo gli scontri italo-tedeschi del settembre 1943. Questo periodo rappresenta una triste ricorrenza per gli italiani che subirono migliaia di vittime in naufragi simili, successivi a quello dell'Ardena, il che ha fatto parlare a molti di una "strage" sistematica dei prigionieri della Divisione Acqui da parte dei tedeschi.

         L'ARDENA fu varata, nel 1915, nei cantieri navali britannici "A. Mc Millan & Son" di Dumbarton. Nel 1934, fu acquistata da Evanghelos K. Togia e fu utilizzata per i collegamenti costieri. Durante la guerra italo-greca fu requisita dal Governo ellenico ed utilizzata per i trasporti militari e civili svolgendo in questo campo importanti missioni. Nell'aprile del 1941, fu bombardata dall'aviazione tedesca ed affondò al Pireo. Non fu questa, però, la fine della storica nave, poiché i tedeschi la ripescarono, la ripararono, la ribattezzarono con il nome RETTA, le assegnarono un equipaggio tedesco e d'allora fu utilizzata dalle forze d'occupazione tedesche.

Nel settembre del 1943, dopo la resa degli italiani a Cefalonia, le Autorità tedesche, che avevano raccolto ad Argostoli migliaia di prigionieri italiani nei campi di prigionia, decisero il loro trasporto sul continente e da lì il trasferimento nei campi di concentramento in Germania ed in Polonia.

La prima nave che fu scelta per questo compito fu l'ARDENA. Il 28 settembre del 1943, 840 prigionieri italiani furono imbarcati sulla nave ed insieme a 60 tedeschi, tra equipaggio e sorveglianti, partirono da Argostoli alla volta di Patrasso.

Avvicinandosi all'uscita del golfo di Argostoli, però, una fragorosa esplosione squarciò la nave che, pochi minuti dopo, iniziò ad affondare. Secondo le testimonianze dei superstiti italiani, il panico si diffuse tra i prigionieri che erano ammassati nella stiva della nave e solo i tedeschi avevano il salvagente. Tra i prigionieri che riuscirono a gettarsi in mare nessuno poté salire sulle scialuppe di salvataggio, poiché i tedeschi, che vi erano saliti, gli sparavano contro. Degli 840 soldati italiani solo 120 si salvarono nuotando fino a riva, i rimanenti 720 prigionieri trovarono una tragica morte. I 60 tedeschi imbarcati sulla nave si salvarono tutti …

         Su le cause dell'affondamento si sono diffuse due ipotesi:

a)    quanti sostengono la prima ipotesi, ritengono che i tedeschi affondarono di proposito la nave, posizionando nella stiva una bomba ad orologeria regolata in modo tale da esplodere non appena l'ARDENA sarebbe uscita dal golfo di Argostoli, come rappresaglia per l'attacco italiano del 15 settembre del 1943 nella stessa porzione di mare contro tre pontoni da sbarco che trasportavano tedeschi da Lixuri ad Argostoli;

b)    in base alla seconda ipotesi la nave urtò contro uno sbarramento di mine posizionate dagli stessi italiani.

l'ardena Sul fondo del mare

Cinquantanove anni dopo, la ricerca subacquea ha fatto luce sulle cause di questa grande tragedia navale della II Guerra Mondiale. La squadra di Kostas Thoctarides ha ritrovato il relitto a Cefalonia in una porzione di mare aperto vicino Lassi. Dalla ricerca storica, svolta in collaborazione con il Comando Dragamine del Comando Navale Generale, risulta che nella zona dove si trova il relitto c'era uno sbarramento di mine italiane che fu posizionato, il 4 giugno 1943, dalla motonave italiana BARLETTA. Data la posizione del relitto, dunque, siamo indotti a concludere che la nave urtò contro una mina italiana.

Nel dopo guerra l'ARDENA non ebbe lo stesso destino delle altre navi naufragate. Alcuni pezzi della nave furono venduti, ma una gran parte c'è ancora e giace sul fondo dello Ionio. Il tempo, naturalmente, ha lasciato i suoi segni sulla storica nave. Le immagini della chiglia e degli oggetti che spuntano dal fondo fangoso completano, in modo interessante, il puzzle storico dell'ARDENA, che nel settembre del 1943 divenne l'umida tomba per centinaia d'italiani. I sub hanno distinto tra i resti: le lettere che un tempo componevano il nome della nave, oggetti personali dei naufraghi, una manica a vento della nave e munizioni.

 

LA SPEDIZIONE

La spedizione “Una Acies” ha visto il suo inizio il 12/06/2009 con un primo approccio del responsabile dell’evento il sig. De Donno, co le autorità Greche.

Da subito si sono evidenziati i molteplici ostacoli dovuti alla burocrazia ed ai permessi che le autorità Greche dovevano rilasciare per effettuare le immersioni e la commemorazione.

La stretta e proficua collaborazione con la Dott.ssa Graziella Bettini presidente dell’associazione Nazionale “Acqui ”, è stata di fondamentale e insostituibile aiuto, in quanto dopo numerosi contatti con le autorità Italiane, si è riusciti a portare dopo sessantasei anni dall’affondamento dell’Ardena una rappresentanza dello Stato Italiano per commemorare per la prima volta in assoluto il ricordo dei soldati Italiani che giacciono sul fondo delle acque Greche.

Superate i vari scogli burocratici e avute le varie autorizzazioni per effettuare le immersioni, lo Stato Italiano, ha inviato un Unità navale attrezzata di camera iperbarica e tutto l’occorrente per le immersioni, in appoggio alle operazioni subacquee, con il supporto tecnico del “Gruppo Operativo Subacquei” della Marina Militare Italiana.

Giorno 11/08/2009 l’unità navale Italiana giungeva nel porto di Argostoli, e successivamente il responsabile militare del GOS prendeva contatti con il responsabile del gruppo Submarina, organizzatore della spedizione.

Stabiliti i ruoli e definito il programma di immersione si procedeva all’esplorazione del relitto.

Il relitto giace ad una profondità di -28mt., quindi si è scelto un tempo di immersione di 30’, con la relativa sosta di decompressione.

L’immersione in se non era particolarmente complessa, tranne per la visibilità che a volte non permetteva di esplorare il relitto in tutte le sue parti.

La temperatura dell’acqua in superficie era di circa 25° mentre sul fondo raggiungeva anche i 15°, con uno sbalzo termico notevole.

Giorno 12 e 13 si sono svolte numerose immersioni, organizzate in due  squadre da due o tre sub.

Si è immediatamente pedagnata la Prua e la Poppa del relitto, o quello che rimaneva, infatti da quello che i testi storici narrano l’Ardena salto su una mina, ma dallo stato del relitto, totalmente distrutto farebbe pensare a tutt’altro.

Le ipotesi sono diverse:

·        una sola mina non avrebbe potuto disintegrare in quel modo il relitto, tranne se non avesse innescato per simpatia eventuali munizioni poste all’interno, ma ricordiamo che all’interno delle stive erano stipati gli 840 prigionieri italiani, quindi dove mai potevano essere messe queste eventuali munizioni, per far si che la nave si riducesse nello stato in cui è?

·        quanti sostengono la prima ipotesi, ritengono che i tedeschi affondarono di proposito la nave, posizionando nella stiva una bomba ad orologeria regolata in modo tale da esplodere non appena l'ARDENA sarebbe uscita dal golfo di Argostoli, come rappresaglia per l'attacco italiano del 15 settembre del 1943 nella stessa porzione di mare contro tre pontoni da sbarco che trasportavano tedeschi da Lixuri ad Argostoli;

·        Atra ipotesi ma non è stata verificata, alcuni pezzi della nave furono prelevati da non si sa chi, e  venduti.

Lo stato del relitto e a dir poco sconcertante, sul fondo in uno scenario a dir macabro, si possono notare intere distese di tacchi e quello che rimane delle scarpe dei prigionieri, munizioni, casse di ogni tipo ed infine quello più raccapricciante numerosi resti dei soldati italiani.

Originariamente la spedizione mirava a verifica la inviolabità del luogo, ma dopo le immersioni effettuate e le informazioni prese sul posto, si evince che niene di tutto questo è.

Giorno 14/08/2009 si è finalmente arrivati alla commemorazione dei nostri caduti sull’Ardena.

Molte le autorità presenti:

·        Lo Stato Italiano con l’Unita della Marina Militare Italiana nave “PROCIDA” ed il Gruppo Operativo Subacquei della Marina Militare Italiana;

·        Il Presidente dell’associazione Nazionale Italiana Divisione “ACQUI ” dott.ssa Graziella Bettini;

·        Addetto Militare alla Difesa all’Ambasciata d’Italia in Atene Col. Cattaneo;

·        Vice Console Onorario Italiano Avv. Graziella Micheletti;

·        Il Presidente della Provincia di Cefalonia e Itaca;

·        Il Sindaco di Argostoli;

·        Il Funzionario e rappresentante Il Ministero ai Beni Culturali Ellenico;

·        Il Comandante della Capitaneria di Porto di Argostoli;

·        Il Presidente dell’associazione culturale Italo-Graca dott.ssa Clotilde Perrotta;

Erano presenti  superstiti e molti italiani imbarcati su una motobarca messa a disposizione dalla Provincia di Cefalonia.

Alle ore 09,00 ora Greca ci si è imbarcati con le Autorità presenti sull’unità Navale  Italiana per raggiungere il sito.

Alle ore 10,00 si giunge sul sito del relitto e si procede alla commemorazione dei caduti.

Momenti di massima commozione si raggiungono quando la dott.ssa Bettini legge una preghiera e butta in mare una piccola manciata di terra Italiana, come piccolo omaggio ai caduti italiani.

Successivamente si procedeva alla posa in mare di tre corone in onore dei caduti, una della provincia di Cefalonia, una della Ass.ne Divisione Acqui  e l’ultima dello Stato Italiano.

Dopo momenti di commozione e ricordo, si proceduto grazie ai sommozzatori della marina Italiana , i sub dell’ass.ne Tecnica, e quelli del Ministero per i Beni Culturali Ellenico a porre sul fondo e collocata sul relitto una targa in ricordo dei caduti Italiani.

Tale Targa su decisione del responsabile la spedizione il sig. De Donno in accordo con la presidente Graziella Bettini e i sub della marina Italiana, si è deciso di cederla al museo dell’associazione Italo-Graca della Divisione “ACQUI ” con sede ad Argostoli,  per renderla visibile a tutti ma sopratutto alle generazioni future in ricordo dell’evento e di quello che la guerra comporta.

 

ORGANIZZAZIONE SPEDIZIONE:

 

·        Gruppo di studio e ricerca relitti SUBMARINA del Centro studi attività subacquee di Lecce

·        Organizzatore e responsabile spedizione:   Luciano De Donno responsabile del gruppo Submarina e presidente dell’associazione “Tecnica” Centro Studi Attività Subacquee;

·    Collaboratori:  Ingrosso Elio Emanuele

e Rita Forni    ricerche storiche;

                                   

·        Unità Navale Italiana di appoggio della Marina Militare Italiana

          – Nave “PROCIDA”;

·        “GOS” Gruppo Operativo Subacquei - Raggruppamento Subacquei ed Incursori  “Teseo Tesei” della Marina Militare Italiana;

·        Associazione Italo - Greca “Mediterraneo”.

L’EVENTO È STATO SOTTO L’EGIDA:

 

·        Associazione Nazionale Divisione “Acqui ” nella persona del Presidente Dott.ssa Graziella Bettini;

·        Stato Maggiore della Marina Militare Italiana.

 

CON L’INTERVENTO:

 

·        Presidente della Repubblica Italiana

·        Presidenza del Consiglio dei Ministri

·        Ministero della Difesa

·        Ministero degli Affari Esteri

·        Camera dei Deputati

·        Addetto Militare alla Difesa Ambasciata d’Italia in Atene

 

CON IL PATROCINIO:

·        Provincia di Lecce

·        Comune di Lecce

·        Provincia di Cefalonia e Itaca

·        Ministero ai Beni Culturali Ellenico

 

 

Il responsabile del gruppo

 SUBMARINA:

Geom. Luciano De Donno

 

 

DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA

 

 

                                                

 

 

Home Attività Staff Salvamento Fotogallery Altri Mari Protezione Civile Monumento Caduti 8 Settembre Cefalonia Memoria Tricolore Pietro Micca Contatti Link e Numeri Utili

"TECNICA” CENTRO STUDI ATTIVITA’ SUBACQUEE

Associazione di volontariato di Protezione Civile e Sportiva dilettantistica Iscritta nel registro Nazionale delle associazione di volontariato

del Dipartimento della Protezione Civile e nel Registro della Regione Puglia, della Provincia di Lecce e del Comune di Lecce

 Via G.C.Palma 92 - 73100 - tel. 333.8578654  Email: submarina@libero.it